Vitigni d’Italia: il Nero d’Avola

di Marco Nocella

Il Nero d’Avola o Calabrese è un vitigno a bacca nera coltivato in prevalenza in Sicilia dal quale si producono vini di buona gradazione alcoolica molto indicati per l’invecchiamento. Il nome Calabrese fa pensare che il vitigno non sia originario della Sicilia; in realtà esso nasce con molta probabilità da un errore nella traduzione in italiano della parola in dialetto siciliano calaurisi, dove calea significa uva e aulisi si riferisce alla città di Avola in provincia di Siracusa.

Il territorio originario di questo vitigno è delimitato del triangolo formato dalle città di Eloro, Pachino e Noto, la zona più calda a sud-est dell’isola, tuttavia è diffuso con eccellenti risultati anche nella zona centrale, sulla costa nord-orientale e perfino nell’angolo nord-occidentale in provincia di Trapani, terra maggiormente votata alla produzione di vini bianchi.

In passato, come altri vitigni autoctoni del Mezzogiorno, era utilizzato maggiormente come vino da taglio e apprezzato nelle regioni dell’Italia Settentrionale e non solo: veniva commercializzato col nome di Vino di Pachino e i francesi ne facevano grande consumo e lo chiamavano vin medicine perché curava i mali, l’anemia in primo luogo. Le uve del Nero d’Avola sono ricche di colore e di zuccheri che permettono gradazioni anche superiori a 15°. Negli anni ‘90 uno studio più approfondito sulle caratteristiche del vitigno ha consentito di allevare le viti ad una determinata altitudine che ha permesso di ottenere uve con un valore alcolico leggermente inferiore ma con maggiore acidità, una caratteristica che in passato era il suo unico punto debole.

L’esperienza accumulata ha portato al successo di vini come il Rosso del Conte e il Duca Enrico e ha dimostrato che è possibile ottenere grandi rossi di notevole struttura e grande personalità, senza sacrificare l’eleganza, l’armonia e la longevità, soprattutto se maturati e affinati nel legno. Vinificato in purezza o in unione con altri vitigni da luogo a diversi vini a Denominazione d’origine: Alcamo, Bivongi, Cersuolo di Vittoria, Contea di Sclafani, Contessa Entellina, Delia Nivolelli, Eloro, Marsala, Menfi, Noto, Sambuca di Sicilia, Santa Margherita di Belice, Sciacca.

Il Nero d’Avola ha un colore rosso rubino intenso con riflessi violacei che tende al granata con l’invecchiamento, ha un profumo di note floreali di viola e fruttate di ciliegia, mora, ribes nero, lampone e prugna secca, sentori di cioccolato, note terziarie speziate di liquirizia e chiodi di garofano, cuoio e tabacco. E’ un vino complesso e robusto, equilibrato e morbido nonostante i tannini evidenti; si abbina agli arrosti di carne, al coniglio in agrodolce, alla testina di vitello al sugo, ai formaggi stagionati.

Nel 2003 l’Associazione Italiana Sommelier della Sicilia ha avviato una ricerca per individuare le differenti caratteristiche gustative riscontrabili nel vitigno a seconda dei territori in cui viene allevato: nell’Agrigentino sono prevalenti le sensazioni resinose e di frutta rossa (più marasca che ciliegia), nel Siracusano e nel Ragusano prevalgono sentori di frutta secca, nella Sicilia occidentale è presente in maniera esclusiva una nota minerale ferrosa del tutto assente altrove.

Bibliografia: L’Enciclopedia del Vino – Boroli Editore, Milano 2011