Coronavirus: Vinitaly-Nomisma, consumi vino in calo ma torneranno a livelli pre-crisi

Con le misure di prevenzione alla diffusione del Covid-19, il consumo di vino in Italia è diminuito, tuttavia, le previsioni sono che, con la ripresa della normalità, si tornerà ai livelli pre-crisi sanitaria, portafoglio degli italiani permettendo.

In questa fase la crescita degli acquisti in Gdo non sta compensando l’azzeramento dei consumi fuori casa, mentre l’80% dei consumatori di vino punta a un ritorno ai consumi abituali una volta passata l’emergenza. E’ quanto emerge dall’indagine a cura dell’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor “Gli effetti del lockdown sui consumi di vino in Italia”, realizzata su 1.000 consumatori di vino della popolazione italiana.

In questa fase il 55% dei consumatori non ha modificato le proprie abitudini, tre su dieci affermano invece di aver bevuto meno vino (ma anche meno birra) in isolamento, a fronte di un 14% che indica un consumo superiore. Il “dopo” sarà come “prima” per l’80% dei consumatori.

O più di prima, con i millennials che prevedono un significativo aumento del consumo in particolare di vini mixati (il 25% prevede di aumentarne la domanda), a riprova della voglia di tornare a una nuova normalità con i consueti elementi aggreganti, a partire dal prodotto e dai suoi luoghi di consumo fuori casa (ristoranti, locali, wine bar), che valgono una fetta di un terzo del campione in termini di volume (il 42% tra i millennials).

Il vino – evidenzia l’indagine – non può prescindere dal suo aspetto socializzante: la diminuzione riscontrata è da addurre in larga parte (58%) al regime di isolamento imposto dall’emergenza Covid-19 che ha cancellato le uscite nei ristoranti, le bevute in compagnia e gli aperitivi.

Per contro, chi dichiara un aumento ha scelto il prodotto enologico quale elemento di relax (23%, in particolare donne del Sud), da abbinare alla buona cucina di casa (42%), specie tra gli smart worker del Nord.

In generale, le misure di isolamento sembrano aver appiattito anche gli stimoli alla conoscenza, con la sperimentazione delle novità di prodotto in calo sul pre-lockdown (dal 73% al 59%), la preferenza verso i piccoli produttori (dal 65% al 58%), i vini sostenibili (dal 65% al 61%) e gli autoctoni (dall’81% al 76%).

Tuttavia, queste tendenze, secondo gli intervistati, torneranno identiche a prima una volta che le misure di isolamento saranno finite. Ciò che è cambiato, ma è da verificare se lo sarà anche in futuro, è la preferenza del canale di acquisto online, balzata dal 20% al 25%.

“Per quanto il lockdown abbia cambiato modalità di acquisto e consumo di vino da parte degli italiani, il desiderio di ritornare ‘ai bei tempi che furono’ sembra prevalere sull’attuale momento di crisi e su comportamenti futuri che giocoforza saranno improntati a una maggior precauzione e distanza sociale”, ha dichiarato il responsabile di Nomisma Wine Monitor, Denis Pantini.

“Si tratta di un asset molto importante in termini di fiducia sulla ripresa e che va preservato soprattutto alla luce della imminente fase 2, anche perché il crollo stimato sul Pil italiano per i mesi a venire rischia di avere impatti sui consumi in considerazione di una domanda rispetto al reddito che nel caso del vino risulta elastica, e come tale, a rischio riduzione in virtù della recessione economica”, ha aggiunto Pantini.

“Se poco sembra modificarsi nelle abitudini al consumo – e questa è una buona notizia -, le imprese del vino sono invece chiamate a profondi cambiamenti, alle prese con la necessità di reagire alle tensioni finanziarie e allo stesso tempo di difendersi dalle speculazioni”, ha commentato il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.

“Il mercato e i suoi nuovi canali di riferimento saranno le principali cure per un settore che oggi necessita di un outlook straordinario sulla congiuntura e di un partner in grado di fornire nuovi orizzonti e soluzioni”, ha aggiunto, sottolineando che “come Veronafiere, da qui ai prossimi mesi, vogliamo prenderci ancora di più questa responsabilità a supporto del settore”.