Amarone, star dell’enologia. E il vino italiano cresce anche nel lusso

di Vittorio Ferla

Chi capisce un po’ di vino sa che l’Amarone è un vino ‘sbagliato’, nato per caso per appassimento delle uve. Chi ne capisce un po’ meno sa soprattutto che è un vino buono, dolce e succoso. Nel mondo l’Amarone è uno dei vini più conosciuti e apprezzati, un vero campione dell’enobusiness italico. L’Amarone, infatti, vola sui mercati internazionali (è amatissimo soprattutto in Germania), con una crescita in valore del 10% nel 2017 sul 2016 e con il 68% dei volumi complessivi del Re della Valpolicella destinati all’estero. Nel 2017 il giro d’affari prodotto da questo vino è pari a circa 355 milioni di euro.

L’Amarone  nell’enografia nazionale

La Valpolicella, dove l’Amarone è nato, con 7.994 ettari vitati e circa 2.300 aziende produttrici, è la più grande Doc italiana tra le 20 che festeggiano i cinquant’anni della denominazione nel 2018. I dati – comunicati ai primi di febbraio, in occasione dell’Anteprima Amarone svoltasi a Gran Guardia di Verona – provengono dall’indagine annuale svolta dall’Osservatorio Vini della Valpolicella e curata da Nomisma-Wine Monitor su un campione rappresentativo di imprese produttrici.

Insieme al Prosecco, rappresenta il biglietto da visita del Veneto, mentre Verona è la prima città italiana per export enologico. Non lo ripetiamo mai abbastanza: nel campo del wine&food l’Italia è una superpotenza mondiale. E l’Amarone è una sorta di ‘arma letale’, una testata atomica dell’enografia nazionale.

Il vino italico è a quota 70 mld

Il movimento del vino italiano cresce. Non solo nei consumi domestici e quotidiani. Anche grazie all’Amarone e ad altri campioni nostrani, il vino e cibo italiano si affermano sempre più nel mercato del lusso, non conoscono crisi e cresceranno sempre più a livello globale. Secondo l’edizione n. 16 del Bain Luxury Study, pubblicato da Bain & Company, una delle più importanti realtà di consulenza a livello mondiale, e Fondazione Altagamma, che mette insieme le imprese dell’alta industria culturale e creativa italiana, il mercato del lusso vale sui 1.200 miliardi di euro, e ha registrato una crescita del 5% sul 2016. In cima è il segmento delle auto di lusso, il cui mercato vale 489 miliardi di euro (+6%); subito dopo però crescono il segmento del vino e degli spirits che è arrivato a quota 70 miliardi di euro (6%) e quello del cibo di lusso che ne vale 49 (+6%). Contributi fondamentali per questo successo sono, da un lato, la tecnologia con la diffusione di app e servizi, e, dall’altro, l’apertura dei mercati asiatici e la conferma dei mercati europeo e americano.

Eppure esistono ancora ampi margini di sviluppo del settore. Basti pensare all’exploit a livello mondiale della vendita di vino all’asta. Nel 2017 il valore si attesta sui 371 milioni di dollari con una crescita del 9,6% sul 2016. Un anno positivo come spiega l’annuale focus di Wine Spectator, la  bibbia (statunitense) del vino mondiale che monitora questa speciale nicchia di mercato ricavando i dati dalle vendite all’incanto condotte negli Stati Uniti, nel Regno Unito e ad Hong Kong, oltre alle vendite online. Ma c’è un ‘ma’. In testa alla classifica c’è ancora la Borgogna dei rossi. Che tradotto per i non addetti ai lavori significa: Pinot nero. E così, per il vino italiano – compreso l’Amarone – la scalata può continuare.