Tenuta Antonelli: quando il Sagrantino si veste elegante

di Vittorio Ferla

 

Montefalco, Umbria. Una vecchia coorte agricola longobarda. La struttura dove il vescovo di Spoleto ebbe la residenza estiva per sei secoli, dal XIII al XIX. La chiesetta di San Marco che dà il nome alla tenuta. Siamo nell’azienda agricola di Filippo Antonelli, al centro della zona Docg del Sagrantino. La proprietà – che fu acquisita nel 1881 dal bisnonno spoletino che faceva l’avvocato a Roma – può contare oggi su 175 ettari.

 

Sulle colline di Montefalco

“Da qui si vedono la rocca di Spoleto, i Colli Martani, il paese di Gualdo Cattaneo. A Nord c’è il Monte Subasio. Fino agli anni ’70 il vino si vendeva solo sfuso. Poi, nel 1979 nasce la doc Montefalco: da quel momento cominciamo a imbottigliare. Il nostro primo Sagrantino secco è del 1981. Questa è una zona di  colline dolci, circondate da boschi: il microclima è ideale per la vite e l’olivo. Dieci ettari sono dedicati ad oliveto, 45 ettari a vigneto coltivati secondo regime biologico dal 2012 e disposti sulla sommità delle colline e orientati a sud e ad ovest, allevati a cordone speronato e Guyot. Qui tocchiamo anche i 350 metri sul livello del mare. La zona è caratterizzata da terreni argillosi e ricchi di calcare: hanno origine geologica diverse che conferiscono ai vini sfumature intense e variegate. I versanti esposti a est danno vini eleganti. Stiamo mettendo su una nuova vigna con una originale forma tonda, pensata così anche per motivi paesaggistici: sarà un cru di Trebbiano spoletino. Abbiamo anche un allevamento di maiali dal quale deriva una produzione di salumi locali. Nel fondovalle coltiviamo farro e ceci.”

Filippo Antonelli ci accompagna nella visita della tenuta. Gestisce l’azienda dal 1986. È un uomo mite e affabile, dal sorriso simpatico e dallo sguardo attento e sardonico: “c’è una porzione della nostra vecchia azienda che è passata ad altri proprietari. D’altra parte, in tutte le famiglie, anche nella nostra, c’è sempre uno zio scapolo che ha un po’ dissipato…”

 

Uve della tradizione, voglia di esperimenti

Al centro dell’Azienda, proprio sotto la casa padronale, si trova la cantina, completamente interrata, progettata per evitare l’impatto paesaggistico e per vinificare le uve per caduta usando la forza di gravità. Nella bottaia è prevalente il legno grande: “già qualche decennio fa – spiega Antonelli – eravamo tra i pochi a usare il legno grande, quando imperava la barrique. In genere, usiamo rovere francese, ma per il Trebbiano spoletino usiamo il rovere austriaco. Il Montefalco rosso riposa per 6 mesi, il Sagrantino per un anno e mezzo”.

C’è spazio anche per un po’ di sperimentazione. Per esempio, con l’uso della terracotta, “più porosa quella di Impruneta in Toscana, più standard la ceramica che viene dalla Liguria. E poi sperimentiamo macerazioni lunghe di Trebbiano spoletino e Sagrantino con il contatto con le bucce che dura fino a giugno. Non siamo fanatici dell’orange wine, ma i nostri restano puliti. E poi ci piace far riposare in botte anche il Trebbiano spoletino”. Il risultato a nostro avviso è molto interessante: abbiamo provato in degustazione il bianco ed è stata una bella sorpresa.

Apprezzabile la scelta di vinificare soltanto uve autoctone e di propria produzione, da agricoltura biologica, così da offrire un prodotto ben pensato e controllato in ogni fase. Le etichette rappresentano, in modo quasi esclusivo, le varietà locali: Grechetto e Trebbiano Spoletino per i bianchi, Sangiovese e Sagrantino per i rossi. In totale 300 mila bottiglie all’anno, con una prevalenza di rossi.

Il mercato è ancora soprattutto locale: 45 bottiglie su 100 sono vendute in Umbria, il 20% direttamente ai privati, il 30% va all’estero, soprattutto in Germania, Svizzera e Usa. Il che ci fa riflettere sul fatto che una realtà come quella del Sagrantino meriterebbe una maggiore diffusione, proprio a partire dalla nostra penisola.

Ma i riconoscimenti dall’estero non mancano. L’annata 2012 del Montefalco Sagrantino DOCG, la prima certificata biologica di questo vino, ha infatti ricevuto un premio dal prestigioso concorso Internationaler Bioweinpreis: 99 punti su 100 e la medaglia Top Gold. E’ il punteggio più alto assegnato nell’edizione 2017, così da eleggere il Montefalco Sagrantino DOCG 2012 come il migliore vino biologico al mondo secondo la giuria del premio. Anche al Montefalco Rosso 2014 Doc, peraltro, è stato assegnato un punteggio molto alto: 92/100 e la medaglia Gold.

Va detto, d’altra parte, che questi premi non devono stupire. I Sagrantino che si producono in questa azienda non si presentano eccessivamente marcati. Mantengono eleganza e bevibilità senza perdere le straordinarie doti di struttura che fanno la fama della denominazione. E la cantina ha ancora in serbo nuovi esperimenti in cerca di un livello più avanzato di qualità.

 

Non solo vino…

L’Azienda completa la propria offerta con il Casale Satriano nel quale è possibile ricevere ospitalità per una vacanza enoturistica tra i vigneti umbri. C’è poi “Cucina in Cantina”, uno spazio dedicato alle degustazioni, alle lezioni di cucina, ai pranzi e alle cene pensati per abbinare nel migliore dei modi i vini prodotti. Un luogo, dunque, vocato per la realizzazione di eventi. Non a caso Filippo Antonelli l’ha usato come sede del Wood Wine Country negli anni scorsi. Cuore della manifestazione il Macchione, il bosco della tenuta, dove gli ospiti hanno avuto la possibilità di fare passeggiate a cavallo, con diverse partenze nell’arco della giornata. Il “pratone” principale, invece, è stato dedicato ad ascoltare musica, ballare, bere gli ottimi vini dell’azienda. Partner di eccezione lo chef Giorgione, patron del ristorante Alla Via Di Mezzo, noto volto televisivo del Gambero Rosso Channel.

Insomma, alla tenuta Antonelli San Marco la visita è d’obbligo. Di sicuro per la suggestiva bellezza del posto: come già scritto, la tenuta è collocata su un poggio a 350 metri sul livello del mare, tra Montefalco e Bevagna, con una veduta da mozzafiato sui Colli Martani, è ornata da una secolare alberata all’ingresso che introduce alla villa padronale, ed è impreziosita da un suggestivo giardino vescovile. Ma, soprattutto, vale la visita per la qualità dei vini prodotti (qui le nostre degustazioni): vi suggeriamo di non perderli per avere una bella rappresentazione di un territorio speciale.