Arte e vino: il turismo enogastronomico tra calici e design

Vittorio Ferla

 

Quale migliore ricetta per lo sviluppo del nostro Paese che abbinare enogastronomia, turismo e arte? Cosa di meglio per dare nuovo slancio competitivo e valorizzare al meglio i nostri asset strategici? Gli ambiti in cui siamo al primo posto, per i quali siamo più noti tra i turisti internazionali, sono cibo, vino, arte, design e paesaggio. E quando tutto questo si combina in un’offerta integrata la proposta è dirompente.

 

Le cantine d’arte tra vigneto e design

I dati confermano che i turisti enogastronomici sono in forte crescita. Non solo: il 93% dei turisti vuole vivere esperienze enogastronomiche memorabili in un viaggio, il 49% è spinto da ragioni legate all’enogastronomia e l’84% dei turisti enogastronomici abbina esperienze culturali nel corso della sua vacanza (secondo i dati 2016 della World Food Travel Association).

Ecco che le cantine di design, luoghi di produzione che diventano ‘d’autore’ perché progettati da architetti di fama nazionale e internazionale, eventi e festival enogastronomici con performance musicali o artistiche, musei del cibo e del vino, dimore d’epoca ed edifici storici sono apprezzatissimi dai turisti internazionali. I 65.000 visitatori all’anno di Castello Banfi (Montalcino), i 35.000 di Ceretto (Alba) sono un esempio che un’offerta integrata tra enogastronomia e ospitalità ha un effetto attrattivo eclatante verso il pubblico.

 

Il 3° Forum mondiale sul turismo gastronomico

Roberta Garibaldi, direttore scientifico del progetto East Lombardy e docente di Marketing ed Economia e gestione delle imprese turistiche all’Università degli studi di Bergamo, propone questo tema come base del suo ultimo libro, ‘In viaggio per cibo e per vino’, e lo affronterà anche nel suo intervento al 3° World Forum sul gastronomy tourism, organizzato dall’Unwto (United Nations World Tourism Organization) l’8 e 9 maggio, in Spagna.

”E’ davvero un abbinamento strepitoso – afferma – e la soddisfazione di turisti e imprenditori lo sottolinea. Sul rapporto tra eccellenze enogastronomiche italiane, e il loro impegno concreto su questo tema, è emerso che investire in arte-cultura-cibo genera risultati molto soddisfacenti da parte delle imprese. L’investimento e gli sforzi sono stati ampiamente ripagati sia in termini di soddisfazione personale che di risultati, tra i quali è apprezzato soprattutto l’aumento della visibilità aziendale. Emerge che le aziende che hanno intrapreso queste iniziative hanno una maggiore propensione ad aprirsi al turismo rispetto alla media, anche se in alcuni casi, quando la decisione nasce da un interesse personale dell’imprenditore, le scelte non corrispondono”.

 

Enoturismo: qualità e accoglienza

Roberta Garibaldi ha elaborato alcuni dati forniti dal Seminario Veronelli, che nella ‘Guida Oro – I Vini di Veronelli’ presenta oltre 2.000 realtà italiane. È stato verificato il grado di apertura al turismo delle aziende che legano arte e vino rispetto al totale e ne è emerso un valore decisamente interessante. Nella quasi totalità, si tratta di aziende con produzioni di qualità Docg, Doc e Igt. Il 76% offre servizi di accoglienza turistica di varia natura (apertura della cantina al pubblico per degustazioni, eventi e visite; visite guidate della struttura su prenotazione; possibilità di alloggio). Ben il 62% ne offre più di uno, segno di una maturazione del servizio enoturistico, che riesce a valorizzarsi anche di attività ‘terziarie’ non legate alla vendita diretta (non considerata in questa indagine come servizio turistico). Il restante 24% non ha proposte dedicate.

 

L’accoglienza in cantina: un cardine del sistema vino

L’apertura al turismo implica la nascita di nuove figure professionali come il responsabile hospitality, sempre più diffuso in queste realtà, e richiede nuove competenze, come la conoscenza delle lingue straniere, la capacità di narrare le storie e le tradizioni con un autentico ed emozionale storytelling, il conoscere le dinamiche del mercato turistico e dell’intermediazione.

Un mercato e un approccio diverso da quello che caratterizza le vendite di vino. Una diversificazione delle proposte di visita e degustazione, che si legano al territorio e prendono anche dei risvolti curiosi o giocosi.

A questo proposito Silvia Ghirelli, Hospitality Manager presso Petra (Terra Moretti), cantina di design del Gruppo Terre Moretti, sottolinea che ”l’accoglienza in cantina è una delle migliori espressioni del ‘sistema vino’, del suo linguaggio e delle modalità operative che lo caratterizzano: può essere considerata di livello, infatti, solo se si è capaci di comprendere profondamente, coordinare e testimoniare tutti i punti di contatto (dal prodotto alla comunicazione, fino all’esperienza) tra chi produce e chi consuma, garantendone coerenza e senso”.

 

In Toscana una rete di imprese per l’enoturismo

“Quando nasce un nuovo prodotto, un vino, si lavora per creare un’identità chiara, unica e originale – osserva Ghirelli – e ci si sforza per valorizzarla attraverso un posizionamento adeguato sul mercato e una conseguente comunicazione: lo stesso dobbiamo fare per l’accoglienza. E’ necessaria una strategia il cui punto di partenza siano i valori aziendali; il punto di arrivo sarà creare un’ospitalità che generi significato, cioè capace di muovere gli elementi intangibili che determinano le scelte dei consumatori”.

Proprio in Toscana è nata un anno fa una rete di imprese per promuovere 14 realtà di eccellenza della regione che hanno visto nella rete un modo vincente di proporsi sul mercato: un vero e proprio circuito delle cantine di design. Analizzando quali sono i target più interessanti per queste realtà, emerge il forte interesse dei turisti americani, ma anche canadesi, brasiliani e australiani. Si tratta di territori che vantano sì una tradizione enologica, ma sviluppatasi in tempi molto recenti.

 

Pietrasanta, MTV: “c’è ancora molto da fare”

A lanciare un monito, tuttavia, è Carlo Pietrasanta, presidente del Movimento Turismo del vino: ”Mi piacerebbe poter dire che in Italia stiamo facendo tutto bene: la realtà è che molto è ancora da fare. La rappresentazione della situazione italiana è che oggi è ancora complicato e incerto, dal punto di vista delle norme e del fisco, vendere servizi turistici e di accoglienza nelle cantine dei produttori di vino: questo perché per troppi anni ci siamo adagiati in quell’esperimento fallimentare, regolato da una legge del 1999, che sono le strade del vino e dei sapori”.

Il settore, infatti, guarda alla nuova legge sull’enoturismo, che potrà aiutare anche a rendere i servizi di accoglienza più ‘esperienziali’.